Sfide

Nel 2050 il nostro pianeta sarà abitato da oltre 9 miliardi di abitanti, il 70% dei quali risiederanno nelle città. In questo quadro di centralità delle aree urbane, l’erogazione di servizi pubblici essenziali di qualità passa dalla capacità dei governi di integrare capacità, conoscenze ed esperienze, per innovare le politiche pubbliche e costruire nuovi sistemi capaci di generare valore pubblico e benessere sociale diffuso. La prima parte del XXI secolo sarà, inoltre, dominata dall’impatto della rivoluzione digitale. Il cambiamento sarà profondo e arriverà ad una velocità esponenziale, rivoluzionando profondamente gli archetipi sociali e umani.

La storia del nostro Paese può rappresentare una ricchezza in termini di ispirazione, cultura e identità oppure un retaggio che frenerà la comprensione delle nuove dinamiche sociali. Dipenderà da noi progettare o subire il futuro. Per questo si avverte la necessità di ricostruire l’immagine sociale e giuridica dei nostri luoghi, delle nostre città, del settore pubblico, non per resistere ma per interpretare gli strumenti della rivoluzione digitale.

Non dobbiamo pensare l’informatica e i big data in un’accezione tecnicistica e monoculturale. Per orientare i processi di cambiamento occorre recuperare la visione integrata tra scienza, tecnica e umanesimo, reinterpretando i domini disciplinari, le professioni, i sistemi produttivi e sociali, le relazioni umane.

Il cambiamento sta arrivando! Dobbiamo prepararci e prepararlo.

Urge abolire il modello tradizionale di pubblica amministrazione per ricostruirla su nuove basi, comprendere e rilanciare i bisogni nelle città e nei luoghi di vita, valutare le politiche pubbliche con il “macroscopio” dei big data, misurare e valutare ex ante gli effetti delle opzioni di governo, contribuendo a scegliere modelli di sviluppo sostenibili e scenari coesivi.

Dovremo ricercare, rappresentare, orientare: innovare per essere pronti a cambiare!